p 134 .

Paragrafo 6 . La salvezza dal dolore.

     
Di  fronte al peggiore dei mondi possibili, prodotto e dominato da una
forza  cieca e irrazionale, Schopenhauer chiede alla filosofia  quello
che  le    sempre  stato chiesto e che solo lei pu offrire:  salvare
l'uomo dal dolore.
     La  salvezza  non  pu  passare per  attraverso  la  costruzione
fantastica di un mondo ideale, oppure attraverso lo stravolgimento del
mondo  in  una  visione che lo vuole incarnazione  dell'Idea  e  della
razionalit. Schopenhauer - come ha scritto Francesco De Sanctis -  ha
celebrato i funerali dell'Idea.(25)
     La  filosofia,  che  ha  sollevato il velo  di  maya  e  mostrato
l'inferno  del  mondo,  ha  individuato  -  grazie  al  sistema   di
Schopenhauer  -  il meccanismo che regola il mondo:    un  meccanismo
senza regole,  l'affermazione cieca di una forza irrazionale. Ora, la
filosofia e la ragione - che, come tutte le cose, di quella forza sono
un  prodotto - possono accingersi a contrastare e a neutralizzare tale
forza, proprio partendo dalla consapevolezza della sua natura.
     
Contro il suicidio.
     
Sarebbe  illusorio - osserva Schopenhauer - contrapporsi  frontalmente
al Wille con un gesto eroico ma disperato come il suicidio.
     Se  un  dio,  razionale e consapevole, mi  avesse  dato  la  vita
(questa vita), io avrei tutto il diritto di protestare contro  di  lui
uccidendomi. Ma siccome la vita  data da una forza indistruttibile  e
irrazionale,  la  morte  di un individuo non modifica  minimamente  il
Wille e la sua manifestazione: il mondo rimane intatto. Il suicidio 
il  capolavoro di maya. Noi sopprimiamo il fenomeno e non vediamo  che
la   cosa  in  s  rimane  immutata:  cos  come  non  viene  alterato
l'arcobaleno  per quanto fitte si succedano le stille, ciascuna  delle
quali  ne  per un istante il sostegno. Soltanto la soppressione della
Volont  di vivere in genere pu liberarci: la separazione della  cosa
in  s  da uno qualunque dei suoi fenomeni non la modifica per  nulla,
onde la soppressione di quel fenomeno lascia intatta la manifestazione
della Volont in genere.(26)
     A  un  esame  pi attento - continua Schopenhauer -  il  suicidio
appare  addirittura come una affermazione della Volont di  vivere:  
infatti  la  constatazione  dell'esistenza  di  un  mondo  invivibile,
l'impossibilit a vivere come lui vorrebbe, che spinge al suo gesto il
suicida.(27)

p 135 .

La Volont non pu opporsi a se stessa
     
Siccome  qualsiasi nostra azione  una manifestazione  della  Volont,
l'uomo  non pu agire contro la Volont: la Volont non pu opporsi  a
se  stessa;  ogni  azione, anzi - compreso il suicidio  -,    un  suo
rafforzamento.
     L'unica  opposizione possibile alla Volont (Voluntas)   la  sua
negazione,  la  Non-volont  (Noluntas).  L'uomo  pu  sottrarsi  alla
Volont  trascendendo  il mondo fenomenico, cercando  rifugio  in  una
dimensione in cui la Volont non pu agire.
     Se   noi  abbiamo  conoscenza  e  consapevolezza  del  mondo  dei
fenomeni attraverso la ragione, la via per affermare la Noluntas dovr
passare  per il superamento della ragione. Una prima tappa  su  questa
strada   costituita dalla contemplazione estetica dell'opera  d'arte:
di   fronte  all'opera  d'arte,  completamente  assorbito   da   essa,
l'individuo  riesce  a dimenticare se stesso  e  quindi  il  proprio
dolore.(28)
     Ma  la  dimenticanza  del dolore nella contemplazione  dell'opera
d'arte  pu  essere solo momentanea: l'uomo  destinato  a  ripiombare
nella  sua  realt  di  individuo; e  allora  il  dolore  sar  ancora
maggiore,  alimentato dalla disillusione, dall'aver perduto una  gioia
che pensava di avere raggiunto.
     L'uomo  pu  percorrere allora la via della morale.  Abbiamo  gi
visto,  nella  contemplazione estetica, che  la  liberazione  (seppure
momentanea)  dal  dolore sta nel dimenticare  la  nostra  dimensione
individuale: questo  possibile anche riconoscendo la nostra comunione
con  gli  altri uomini. Tutti noi siamo manifestazioni della stessa  e
unica  Volont;  il  dolore di ciascuno di  noi    parte  del  dolore
cosmico, come ciascuno di noi  parte del mondo. Se le nostre  azioni,
mosse  dalla  Volont  che  in  ciascuno  si  manifesta  come  volont
individuale,  sono caratterizzate dell'egoismo, un sentimento  opposto
potr neutralizzare la manifestazione della Volont. Anche qui -  come
nella  contemplazione  estetica - si  trascende  la  ragione  (che  ci
ripropone  costantemente il mondo come differenziato e  articolato  in
individui)  e  ci  si  affida  a  un sentimento.  La  morale  -  lungi
dall'essere un fatto razionale, come voleva Kant -  il sentimento  di
condividere  il dolore della vita con tutti gli altri uomini,  facendo
dimenticare cos il nostro dolore individuale.
     La  morale,  quindi,  coincide  con  il  sentimento  della  piet
(Mitleid). Grazie ad esso l'uomo riesce a superare le barriere che  lo
separano  dai suoi simili e si identifica con essi, soffre  il  dolore
altrui  come se fosse il proprio dolore e assume il bene altrui  quale
motivo determinante del proprio agire, come se questo fosse il proprio
bene.(29)
     La  rinuncia  all'egoismo  e  la pratica  della  virt  morale  
ancora,  per, costituita da un susseguirsi di singole azioni  morali,
per  cui  la  nostra vita di condivisione della sorte  dell'umanit  
intramezzata da continue ricadute nel nostro essere individui. Solo il
trascendimento   totale  e  permanente  del   mondo   fenomenico   pu
rappresentare la soluzione definitiva, la liberazione dal  dolore  che
si  legge  sul  volto  dei  santi  che  l'hanno  raggiunta  attraverso
l'ascesi.
     
     p 136 .
     
     La  sua [dell'uomo] volont muta indirizzo, non afferma  pi  la
sua  propria essenza, rispecchiantesi nel fenomeno, bens la  rinnega.
Il  processo,  con  cui ci si manifesta,  il passaggio  dalla  virt
all'ascesi. Non basta pi a quell'uomo amare gli altri come se stesso,
e  far  per  essi  quanto fa per s; ma sorge in  lui  un  orrore  per
l'essere, di cui  espressione il suo proprio fenomeno, per la volont
di  vivere,  per  il  nocciolo e l'essenza di quel mondo  riconosciuto
pieno di dolore. Quest'essenza appunto, in lui medesimo palesantesi  e
gi  espressa  mediante  il  suo corpo, egli  rinnega;  il  suo  agire
sbugiarda  ora  il  suo fenomeno, entra con esso in aperto  contrasto.
Egli, che non altro , se non fenomeno della Volont, cessa di volere,
si guarda dall'attaccar la sua volont  a una cosa qualsiasi, cerca di
rinsaldare in se stesso la massima indifferenza per ogni cosa. Il  suo
corpo,  sano  e  forte,  esprime  per  mezzo  dei  genitali  l'istinto
sessuale,  ma egli rinnega la Volont e sbugiarda il corpo: non  vuole
la  soddisfazione  del  sesso,  a nessun patto.  Volontaria,  perfetta
castit    il  primo passo nell'ascesi, ovvero nella negazione  della
Volont di vivere. Egli rinnega cos l'affermazione della Volont, che
va  oltre la vita individuale; e con ci d segno che con la  vita  di
questo  corpo  la  Volont, di cui esso  fenomeno,    soppressa.  La
natura,  sempre vera e ingenua, dice che, se questa massima diventasse
universale,  perirebbe il genere umano: e dopo  quanto  fu  detto  nel
secondo  libro  intorno  alla connessione di tutti  i  fenomeni  della
Volont, credo di poter ammettere che col fenomeno di Volont pi alto
svanirebbe anche quel pi debole riflesso che  il mondo animale: come
in  piena luce svaniscono anche le penombre. Con la piena soppressione
della  conoscenza,  si perderebbe da s nel nulla anche  il  rimanente
mondo: ch non v'ha oggetto senza soggetto(30).
     L'ascesi    proposta    da   Schopenhauer,    quindi,    presenta
caratteristiche del tutto diverse dal concetto tradizionale di ascesi:
sia  l'ascesi  delle  culture indiane (il nirvana)  sia  quella  della
tradizione cristiana portano alla  negazione dell'individuo attraverso
il  congiungimento  al  Tutto, all'Universo,  a  Dio  (in  una  parola
all'Essere);  l'ascesi di Schopenhauer, invece, porta  alla  negazione
dell'individuo attraverso il raggiungimento del Nulla.
     Una  volta  raggiunta la Noluntas perisce anche il mondo.  L'uomo
ha questo potere e questa missione.
     Con  un  colpo di spugna, Arthur Schopenhauer ha fatto  giustizia
della  filosofia accademica, della fiducia nella storia, della fiducia
nella   scienza   come   strumento  di  progresso.   E,   soprattutto,
dell'ipocrisia che maschera l'inferno che  nel mondo.
